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La storia

Tre documenti illustrano i momenti salienti della storia del nostro Liceo: il primo, più breve, è stato redatto dal prof. E. Calamaro, il secondo è tratto dall'introduzione all'inventario dell'Archivio storico del Liceo ed è opera della prof.ssa C. Carrino; infine un articolo del prof. F. Di Vaio passa utilmente in rassegna le fonti a cui attingere per approfondire l'argomento.

Fino al 1941 in fondo al cortile sorgeva la chiesa di San Sebastiano, che costituisce parte integrante della storia del Liceo.

Alcune pagine sono dedicate ai docenti e agli allievi illustri del nostro Liceo.

Infine il prof. Calamaro illustra l'emblema del nostro Liceo, un didrammo napoletano del V sec. a.C.

Buona lettura!


L’edificio stesso in cui ha sede la scuola, a pochi passi da quell’ “angolo” della Napoli antica, sul quale Benedetto Croce scrisse memorabili pagine, evoca gloriose memorie della storia monastica napoletana che ci riportano indietro nel tempo, ai primi insediamenti religiosi del VI secolo.

Monastero basiliano e poi benedettino sotto il titolo dei santi Teodoro e Sebastiano nel medioevo, e dal Quattrocento in poi abitato dalle monache di San Pietro a Castello e denominato perciò dei santi Pietro e Sebastiano, dopo il 1826 fu incorporato nella grande insula della Compagnia di Gesù e destinato ad accogliere le scuole esterne dei Gesuiti.

Con il governo di Garibaldi e la soppressione dell’ordine dei Gesuiti, le scuole confessionali furono “riaperte” come scuole laiche e municipali.

Nella scomparsa chiesa di San Sebastiano, il 10 marzo 1861, avvenne la cerimonia di inaugurazione, alla presenza dei luogotenente generale per le province napoletane, il principe Eugenio di Savoia Carignano, del consigliere di luogotenenza per la pubblica istruzione, Paolo Emilio Imbriani, del primo preside rettore Raffaele Masi e dei professori da poco nominati.

La nascita del Regio Liceo Vittorio Emanuele avveniva sullo sfondo di una città che nel 1861 contava 447.000 abitanti, prima città nel regno e quarta in Europa per popolazione.

Nonostante mantenesse ancora il prestigio di capitale morale e intellettuale del mezzogiorno, dopo l’annessione plebiscitaria del 21 ottobre 1860, l’ex capitale borbonica cominciava un lento declino, assistendo al ridimensionamento del suo ruolo, per l’adeguamento delle strutture sociali ed economiche alla nuova realtà imposta dalla unificazione.

Tuttavia, anche con la perdita delle sue funzioni di capitale, la città continuava ad essere - specialmente nel centro antico - il luogo di residenza dell’antica aristocrazia e della borghesia più ricca, a fronte di una parte cospicua della popolazione pressoché analfabeta, priva di risorse, afflitta dalla miseria più spaventosa.

In questo quadro sociale così depresso, gli amministratori napoletani puntarono soprattutto sull’istruzione pubblica, in particolare su quella primaria, consentendo altresì, con la nascita di un liceo municipale, la formazione delle nuove classi dirigenti, nel solco delle tradizioni umanistiche della cultura napoletana.

Il successo del Liceo di via San Sebastiano, nei decenni che seguirono, favorì un progressivo aumento della popolazione scolastica che proveniva non solo da Napoli, ma anche dalle altre province e dalle altre regioni, meridionali.

L’esigenza dì nuovi locali portò alla creazione di vere e proprie succursali: l’Umberto, il Genovesi, il Vico, il Garibaldi e il Sannazaro furono filiazioni dirette del Vittorio Emanuele e soltanto più tardi acquisirono piena autonomia giuridica.

All’inizio del Novecento, dei 2500 allievi che frequentavano le classi dei quattro licei cittadini, più di mille erano iscritti al Vittorio Emanuele.

Lo straordinario incremento, nonché i meriti didattici e scientifici della scuola, valsero a far partecipare il Liceo Vittorio Emanuele e l’annesso Convitto alla Esposizione Universale di Parigi del 1900, insieme con il Liceo Cavour di Torino, il Garibaldi di Firenze ed il Visconti di Roma.

La classe III E del 1953-54Nel nostro secolo, nel bene e nel male, la scuola è stata specchio fedele della città e della sua storia. quando, tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, il processo di democratizzazione della scuola italiana è giunto al suo culmine, il Liceo di via San Sebastiano ha lasciato definitivamente alle spalle quelle prerogative di scuola elitaria e selettiva, riservata alla borghesia delle professioni.

Ancora oggi, le pietre, le volte, le epigrafi celebrative e quelle che ricordano gli allievi caduti nella Grande Guerra, testimoniano le radici remote e recenti di questa scuola, quasi a dare la percezione delle tante generazioni che si sono avvicendate, nel corso degli anni, nelle aule, tra i banchi.

Forte di una tradizione culturale che ha visto tra i docenti dei passato i nomi illustri di Francesco Torraca, Andrea Angiulli, Luigi Miraglia, Giuseppe Mercalli, Andrea Torre, Giovanni Gentile, Pietro Fedele, Vittorio De Falco, Mario Santoro, Francesco Albergamo e tanti altri ancora, la scuola annovera tra gli allievi più celebri Francesco D’Ovidio, Girolamo Vitelli, Antonio Sogliano, Nicola Zingarelli, Antonio Anile, i Fratelli Scarfoglio, le sorelle Croce, Alfonso De Franciscis, e ricorda con particolare orgoglio Giuseppe Moscati, lo scienziato divenuto santo, i poeti Salvatore di Giacomo, Rocco Galdieri, Eduardo Nicolardi ed Ernesto Murolo, i maestri Riccardo Muti e Roberto De Simone.

 

Enrico Calamaro

 

Estratto da Le strade di Napoli, Roma 1993.


L'emblema del nostro Liceo

La medaglia commemorativa del Liceo e, in basso, il didrammo napoletano di V sec. a.c.

     Quando nell'aprile del 1990 il più antico Liceo della Polonia, il Bartlomiya Nowodworskiego di Cracovia, si legò in gemellaggio con il nostro Liceo,agli studenti e ai professori polacchi fu donata una medaglia per celebrare l'evento e ricordare le antiche radici culturali del liceo napoletano, nonché l'amore per gli studi classici che accomunava entrambe le scuole, seppure nella diversità delle tradizioni storiche, culturali e sociali dei rispettivi paesi.

     L'idea di una medaglia che divenisse l'emblema del Vittorio Emanuele era nata all'indomani delle celebrazioni del 125° anniversario della fondazione del Liceo, sulla spinta delle emozioni e degli entusiasmi suscitati da quella straordinaria occasione. Occorreva scegliere un'immagine identificativa della scuola, che fosse simbolica e nello stesso tempo originale: operazione non semplice, che poteva rivelarsi occasionale, ovvia, nel caso la scelta fosse stata affrettata e convenzionale, considerato il vasto repertorio di modelli più o meno stereotipi adottati da numerose istituzioni culturali (colonne, capitelli, portali, elementi architettonici o figurativi, monogrammi, spesso chiosati o integrati da un motto).

     Prevalse così l'idea di collegare simbolicamente, con una sorta di "sincretismo" di matrice umanistica, il più antico liceo classico di Napoli con una delle più antiche monete neapolitane, individuando nella figura del toro dal volto umano, caratteristica costante di tutta la monetazione di Neapolis fino alla sua fine, l'effigie da scegliere come emblema del Liceo. L'immagine appartiene al rovescio di un didrammo della fine del V secolo a.C. e raffigura il dio fluviale Acheloo, uno dei favolosi esseri zoomorfi della mitologia greca - un Minotauro al contrario - considerato il padre delle Sirene, e quindi della sirena Partenope, eponima del primo nucleo abitativo della città. Il valore storico e documentario della leggenda, che fa riferimento alla nuova comunità, ovvero agli abitanti della nuova città (Neopoli-tes) con l'iscrizione destrorsa Νεοπολι in alto, sulla figura del toro e quella retrograda της, in basso, al di sotto della doppia linea di esergo, secondo le consuetudini di scrittura delle colonie ioniche dell'Eubea, giustificava questa scelta particolare, ritenendola idonea per segnalare una scuola superiore di indirizzo classico.

     Fu così che nacque l'emblema del Liceo, non senza uno sprizzo di vis polemica di alcune docenti che vedevano nell'immagine taurina soltanto un archetipo maschilista, con una lettura evidentemente distorta di figure e simboli della nostra storia mitica. Riprodotta fedelmente, con un disegno che rappresenta in forma stilizzata l'originale conservato al Museo Archeologico di Napoli, la figura del toro Acheloo, grazie ai contributi del prof. Enrico Calamaro e del maestro Angelo Taborelli, è divenuta l'immagine-simbolo del Liceo. Un richiamo dotto, dunque, di carattere etiologico, iconograficamente intenso, che evoca le origini mitiche di Neapolis e ci riporta alle prestigiose tradizioni umanistiche della cultura napoletana e del Vittorio Emanuele, il primo "liceo municipale", fondato nel 1861, nell'antica strada San Sebastiano.

Enrico Calamaro