L'Urlo

 

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Care lettrici e cari lettori,

nonostante tutto, L’Urlo non si ferma.

?Nonostante ci abbiano tolto la vicinanza, nonostante ci abbiano tolto la scuola, nonostante ci abbiano tolto la normalità in cui vivevamo prima. Ma quale normalità, poi? Sfido chiunque a ricordare come trascorrevamo le giornate quando una pandemia era la più lontana delle preoccupazioni. Purtroppo i toni gravi sono d’obbligo, inutile cercare di evitare l’argomento cercando di sdrammatizzare; sì, ovunque ultimamente si parla solo di questo, ma a maggior ragione dobbiamo parlarne anche noi in quanto ragazzi e ragazze, in quanto studenti e studentesse e in quanto pensanti, con la necessità di far sentire la nostra voce. L’Urlo è sempre stato questo: ci guardiamo intorno, osserviamo, analizziamo, e facciamo nostro ciò che accade nel mondo. Noi non abbiamo mai scritto di ciò che succede nel mondo: noi e le nostre parole, da sempre, siamo ciò che succede nel mondo. Siamo riusciti, seppur lontani, a dare vita ad una redazione nuova, con nuove voci piene di buona volontà non soltanto nello scrivere, nel disegnare, nel creare, ma anche nel tenere in piedi questo giornale, ormai un’istituzione ed essenza prima della nostra scuola. La fioritura di articoli nati per il numero di questo mese, il primo di quest’anno scolastico così dubbio, è stata una grande svolta positiva: questo 2020 sta portando e ha già portato tanto con sé, forse anche troppo. E sì, per quanto il virus e il suo lockdown abbiano messo sottosopra il mondo intero, le singole realtà meritano allo stesso modo di essere raccontate: la situazione in Bolivia e in Cile, il mondo del cinema e della cultura in generale, passando a scorci su grandi tematiche di interesse internazionale, quali le elezioni negli Stati Uniti. Le notizie sono molte e noi molto abbiamo da dire, sostituendo al punto di vista comune, quello portato avanti dalla massa, il nostro, puntuale e distinto. 


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